Chi sono

Sono uno psichiatra e psicoterapeuta. Nel mio lavoro cerco soprattutto di incontrare la persona per ciò che è, senza ridurla a un’etichetta o a una diagnosi. Mi interessa capire come vive, cosa sente, cosa la muove e cosa la blocca. Il mio modo di lavorare è calmo e trasparente: ascolto in modo partecipe, lasciando che la conversazione trovi un suo ritmo naturale.

Cerco di ascoltare con attenzione, senza farmi spostare troppo da ciò che emerge e senza sovrapporre letture premature. Mi piace portare una certa leggerezza nel modo di stare con chi si rivolge a me: non è superficialità, ma un modo per creare spazio e guardare all’esperienza senza giudizio. I pregiudizi esistono per tutti; il mio impegno è sospenderli abbastanza a lungo da vedere davvero chi ho davanti, non una proiezione di ciò che immagino.

In seduta mi interessa ciò che accade nel presente: come una persona racconta, come cambia mentre parla, cosa prova nel momento stesso in cui lo esprime. Intervengo con domande, riformulazioni e riflessioni che servono a mettere attenzione dentro di sé, a conoscersi meglio, a vedere aspetti che di solito restano sullo sfondo, e a me per verificare se ho compreso davvero ciò che la persona intende dire. Non forzo interpretazioni e non dico cosa fare: preferisco aiutare chi ho davanti a riconoscere le proprie risorse, a chiarire i bisogni reali e a capire quali ostacoli si frappongono tra sé e ciò che desidera.

Spesso chi esce dalle sedute si sente affaticato ma più chiaro. È una stanchezza buona, che nasce dal fatto che si sta lavorando davvero su di sé. Con il tempo diventano più visibili gli automatismi, gli schemi che si ripetono nelle relazioni e le parti interne che per anni erano rimaste in ombra. Questo permette di ampliare le possibilità di comportamento, ridurre le reazioni automatiche e vivere con maggiore libertà.

Gran parte del mio lavoro consiste nell’aiutare a guardarsi dentro con più lucidità. Le emozioni aiutano a orientarsi e i bisogni diventano più riconoscibili: conoscendoli meglio, è più facile muoversi nella vita in modo coerente con ciò che conta davvero. Quando una scelta è difficile, spesso parti diverse di sé tirano in direzioni opposte; accompagno la persona a riconoscerle, a farle dialogare e a trovare una direzione che abbia senso per lei.

Come psichiatra considero i sintomi una forma di comunicazione dell’organismo, non un guasto da aggiustare ma un segnale da comprendere. A volte però diventano così intensi da bloccare la vita quotidiana o da rendere difficile il lavoro psicoterapeutico. In questi casi posso proporre un supporto farmacologico mirato, proporzionato e utile a ridurre la sofferenza. Non impongo terapie e non uso farmaci da soli: li integro nel percorso quando possono davvero sostenere il cambiamento. In alcune situazioni collaboro con psicoterapeuti che seguono la stessa persona.

Mi trovo bene con chi desidera guardarsi dentro e prendersi la responsabilità di ciò che dipende da sé. Non seguo situazioni che richiedono un altro tipo di intervento, come psicosi attive, dipendenze patologiche, urgenze psichiatriche o percorsi con minori. Non sono il professionista adatto per chi cerca solo uno sfogo senza una minima intenzione di cambiare qualcosa di sé.

Faccio questo lavoro perché mi piacciono le persone nella loro complessità e nella loro capacità di trasformarsi. È un privilegio accompagnare chi si affida a me nei momenti in cui qualcosa dentro di sé inizia a muoversi, assistere ai passaggi in cui si aprono nuovi orizzonti, essere presente nel momento in cui una vita ricomincia a prendere forma. Essere testimone di questa intimità psicologica — fatta di pensieri, emozioni e conflitti che appartengono a tutti ma che raramente si condividono — è una posizione preziosa, e attraverso il lavoro clinico imparo continuamente qualcosa anche su di me.

Mi sono formato in Medicina a Trieste e in Psichiatria all’Università di Udine, svolgendo però la maggior parte della mia attività clinica nei servizi di salute mentale di Trieste. La mia formazione psicoterapeutica è a indirizzo gestaltico, fenomenologico–esistenziale, all’Istituto Gestalt di Firenze sotto la guida di Paolo Quattrini. Negli anni ho seguito diversi percorsi di crescita personale, tra cui il SAT di Claudio Naranjo, che mi ha portato ad approfondire lo studio dell’enneagramma e a utilizzarlo, quando è utile, per sostenere la crescita personale. Coltivo inoltre una pratica meditativa quotidiana che a volte entra, con delicatezza, anche nel lavoro terapeutico.

Fuori dal lavoro amo leggere — soprattutto narrativa —, cucinare, stare nella natura e viaggiare. Le isole Cicladi sono il luogo dove torno più spesso: mi ricordano l’essenzialità e la chiarezza con cui cerco di svolgere il mio lavoro.

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